I COMUNI E LE SIGNORIE

 

Il Trecento fu un periodo di crisi demografica cui fece seguito una crisi economica e l'arrivo di un'ondata di peste. Nei piccoli centri come Casalciprano si registrarono carestie, abbandoni delle terre e cali nella produzione (a breve termine). Queste difficoltà accelerarono il tramonto della campagna, che perdeva sempre più l'antico ruolo di struttura primaria di organizzazione sociale e politica. Casalciprano, insieme ai possedimenti di Trivento, Frosolone e Castropignano, passò dopo la battaglia di Benevento (1266) alla Signoria d'Evoli.

 

Al nord si andò delineando in questo periodo la tendenza alla costituzione di signorie cittadine mentre al sud, nei nostri territori, si ebbero potenti nobiltà territoriali, come i d'Evoli, che continuarono a vessare sui contadini. Ciò comportò la mancanza di un'economia sviluppata, di centri cittadini fiorenti e di forti ceti urbani. Le nostre terre furono sfruttate per l'esportazione di derrate alimentari. Dalla fragilità del mondo urbano derivò anche quella della monarchia angioina, incapace di fronteggiare queste potenti signorie. Ad approfittarne furono gli Aragonesi che conquistarono la Sicilia e lasciarono agli Angioini quello che fu chiamato Regno di Napoli. Nel 1442 il regno venne riunificato da Alfonso d'Aragona, così anche il nostro paese, seguendo le vicende storiche del regno passò sotto gli Aragonesi.

 

Sotto gli Aragonesi ci fu una fase di ripresa del meridione, con Ferdinando portarono infatti avanti una politica di riorganizzazione amministrativa e fiscale, di sostegno ai comuni e di contenimento delle prerogative dei grandi feudatari. Ma l'opposizione nobiliare fu forte e nonostante la vittoria della monarchia contro la congiura di baroni nulla di fatto cambiò. Casalciprano restò sotto la Signoria d'Evoli per oltre due secoli. 

 

Nel Cinquecento si ha un incremento demografico con conseguente aumento della domanda di generi alimentari. Riacquista così importanza la campagna e il villaggio rurale come il nostro. Si coltivano grandi distese di terreno, ma l'impronta comunitaria della società e la povertà dei contadini che ancora dovevano pagare tasse ai signori, scoraggiava l'introduzione di costose migliorie per l'agricoltura. Fu così che alla fine del secolo scoppiò una nuova crisi e nuove carestie. Probabilmente fu per questo che Andrea d'Evoli alla fine del 1500, condannato per Fellonia, cedette il paese ai Mazzacane.

 

Successivamente Casalciprano passò per vincoli matrimoniali da Giambattista Mazzacane (figlio di Porfiria, sorella di Isabella Signora di Casalciprano) ai de Raho, discendenti dei Normanni. Nel frattempo giunse anche nel meridione l'epidemia di peste del Seicento, testimoniata a Casalciprano da un Epitaffio a Giovanbattista de Raho, il quale cercò di isolare il paese da eventuali contagi costruendo delle mura, di cui restano oggi alcune Porte d'ingresso.

 

I de Raho (o de Rago) governarono Casalciprano per più di un secolo. Essi però dovettero risiedere più a Napoli che in paese, come era consuetudine delle signorie del tempo, che comandavano sì le terre, ma risiedevano di fatto nei centri urbani. Al termine di questo periodo un de Raho sposò donna Francesca Brancia di Mirabello, morendo senza eredi maschi. Fu tuttavia breve il dominio dei Brancia in quanto il 23 gennaio 1735, in una cerimonia celebrata dal vescovo di Trivento mons. Fortunato Palumbo, don Gaetano de Leto (duca di Polignano) sposò donna Nicoletta de Raho, baronessa di Casalciprano, venendo in tal modo a capo della signoria.

 

Il Seicento e il Settecento furono caratterizzati da un periodo di guerre e rivoluzioni contadine che certo si fecero sentire anche nel nostro paese, conseguenza dell’incapacità del potere centrale di svolgere una efficace funzione mediatrice fra i vari ceti sociali, soprattutto nella prima fase della formazione del Regno. In particolare, l’aumento rilevante della pressione fiscale, che caratterizza quel periodo, colpisce l’intera gamma della società e della vita economica ed è la causa scatenante delle grandi rivolte come quella capeggiata da Tommaso Aniello, detto Masaniello, nel 1647, con la quale però la popolazione non intendeva "[...] chiedere né ottenere la soppressione del regime feudale, ma solo il suo contenimento entro i limiti della legalità, della tradizione e dell’equità".

 

Nel 1713 gli Asburgo entrarono nel Regno di Napoli, tuttavia la loro sovranità fu di breve durata e di scarsa influenza: nel 1734 Carlos de Borbón, il futuro Carlo III di Spagna, conquistò Napoli e la Sicilia, divenendone re con il nome di Carlo VII. Nel 1759 nominò re di Napoli il figlio terzogenito Ferdinando IV.