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OTTOCENTO E REGNO D'ITALIA
L'Ottocento si apre in Europa con l'espansione di Napoleone e delle sue armate. Anche il Regno di Napoli fu conquistato dall'imperatore che lo assegnò al fratello Giuseppe. Napoleone nel Molise abolì le strutture feudali senza tuttavia risolvere i problemi che affliggevano questa terra.
A Casalciprano si estinse definitivamente la famiglia dei de Raho lasciando in questo modo pieno potere ai de Leto che resistettero fino al terremoto del 1805, quando furono però costretti a trasferirsi a Napoli in quanto fu distrutto il Palazzo Ducale, loro residenza.
Nella divisione fatta dalla Repubblica Partenopea, in seguito all'autonomia amministrativa dalla Capitanata, concessa il 27 settembre 1806 da Giuseppe Napoleone al Contado di Molise, Casalciprano venne assegnata al dipartimento del Sangro ed unita al cantone di Baranello. Nel 1807, un anno più tardi, il nostro paese veniva unito insieme a Castropignano al distretto di Isernia. Nel 1809 poi viene eletto il primo sindaco, a sottolineare la fine delle signorie feudali che fino ad allora detenevano l'assoluto controllo del paese.
Fu nel 1811, quando il regno passò nelle mani di Gioacchino Murat (cognato di Giuseppe), con la ricomposizione dell'antica unità territoriale mediante il Decreto Murat (frutto dell'influsso di intellettuali molisani quali Vincenzo Cuoco), che Casalciprano passò al circondario di Campobasso.
Con la sconfitta di Napoleone a Waterloo (18 giugno 1815) terminò il decennio francese e con il congresso di Vienna vennero reinstaurati a Napoli i Borbone, con Ferdinando IV di Borbone che nel 1816 assunse il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie, in onore del nuovo nome del Regno. Gli anni seguenti videro numerose rivolte dei contadini contro i Borbone, emblematici sono i moti del '48, che terminarono con una svolta autoritaria da parte di Ferdinando II, il quale si impose con le armi sugli insorti. In questi anni i de Leto furono costretti a vendere il feudo al dottor Francesco Tommasi di Spinete, forse proprio a causa di questa accesa situazione.
Nella seconda metà dell'Ottocento si avvia il processo di unificazione dell'Italia voluto dai Savoia e portato avanti da Garibaldi e i Mille. Nel 1861, con la resa di Francesco II delle due Sicilie a Gaeta e la successiva proclamazione dello Stato Italiano Unitario, Casalciprano fu unita a Frosolone ed insieme ad essa al collegio di Bojano, ma venne poi ancora una volta distaccata ed aggiunta di nuovo al collegio di Campobasso.
Il nuovo governo, con i suoi prefetti, gli esattori del fisco, i militari, appare come un nuovo dominatore che non sa interpretare e riconoscere le diverse realtà locali e si limita a far valere i propri diritti sui nuovi sudditi. Questa insofferenza nei confronti del nuovo Stato, che impone nuove tasse e una lunga leva militare, sfocia nel fenomeno del Brigantaggio: contadini e pastori locali, per carattere ribelle, per spinte di rivolta o perché non più disponibili alla passiva sottomissione, sorretti da un istinto delinquenziale, dandosi alla macchia rubavano, ricattavano, estorcevano ed uccidevano senza pietà. Il governo della Destra affrontò questo fenomeno con la dura repressione militare prevista dalla legge Pica del 1863.
Per quanto riguarda le terre molisane, sul Matese, sulla montagna di Frosolone, nelle boscaglie del medio Trigno e del territorio di Trivento, operavano numerose bande di briganti che terrorizzavano le popolazioni indifese e, con prepotenze, minacce e intimidazioni, maltrattavano i piccoli e grandi proprietari locali, i cosiddetti "galantuomini".
Come gli altri paesi, anche Casalciprano ebbe i suoi briganti, i più famosi, sicuramente al seguito di altri, furono Pasquale Picciano, detto Rosciuolo, Gaetano Policella, fucilato a Castropignano e Gaetano Corsilli. Per proteggere le loro terre i galantuomini cercavano in ogni modo di eliminare l'elemento di rischio, spesso con tacito consenso, ma anche con l'arresto o, addirittura, con l'uccisione. Drammatico epilogo di questo scontro fu la morte del brigante di Casalciprano, Costanzo Eugenio Lombardi, avvenuta per ordine del galantuomo locale Nicolangelo Antonecchia.
La famiglia più importante in questo periodo fu quella dei di Palma, che assunsero come cognome di Palma - de Leto conservando così il titolo di Marchesi di Casalciprano fino agli inizi del Novecento. |